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salute pubblica e assicurazioni private

Presentiamo qui di seguito quanto discusso ed emerso nelle Tavole rotonde svolte in occasione delle Giornate del Traumatizzato del 2011 e del 2012.

 

Tavola rotonda del 10 maggio 2012, dalle ore 15 alle ore 17 in Via IV
Novembre, 21 secondo piano, nella Casa delle Associazioni G. Bracconi
a Rimini.


Tavola rotonda dal tema:

Oggetto: La salute è pubblica, ma le Assicurazioni sulla Salute per la
responsabilità civile sono private, con quali garanzie di Tutela
dell'invalidità per il cittadino?

Mettendo in risalto queste problematiche:

L'Associazione chiede che i prodotti Assicurativi tipo Responsabilità
Civile, vengano gestiti non più da corporazioni private, ma unicamente
da enti pubblici come l'INAIL per i quali vengono già versati
obbligatoriamente contributi dai Datori di Lavoro, dai  liberi
professionisti, dagli agricoltori, dalle casalinghe, ecc...

La preesistenza di un contratto di polizza assicurativa di
rsponsabilità civile  contro terzi, o polizza sulla salute, se
soggetti in prima persona, spesso va a inficiare drammaticamente
l'inparzialità degli enti pubblici nel riconoscimento delle
invalidità, generando inevitabilmente, a causa di interessi privati,
corpose sottostime del danno subito, delle rendite INAIL, o INPS.

Chiediamo di eliminare la legge 222 del 1984 per l'INPS, retroattiva
da quando è stata costituita, perchè ha danneggiato i traumatizzati
rimasti invalidi e chi è rimasto disoccupato per alcuni anni, seguito
da un'invalidità permanente grave come ICTUS, perdendo tutti i diritti
INPS, anche se in precedenza la persona aveva lavorato per tutta la
vita (esempio 35 anni di versamenti all'INPS) tutto cancellato per
colpa di questa legge truffa, molto comoda alle lobby delle
assicurazioni.

Associazione Tutela Traumatizzati e Lesionati sito:www.tutelatraumatizzati.it



Tavola rotonda del 25 maggio 2011

Rimini

Assicurazioni e responsabilità civile

 

Riconoscimento dell’invalidità, risarcimenti, informazione. Sono
questi tre i nodi tematici emersi dalla tavola rotonda “Responsabilità
civile: quali prospettive con le assicurazioni non statali?”, promossa
dai volontari di Attl (Associazione Tutela Traumatizzati e Lesionati),
tenutasi mercoledì 25 maggio nella Casa delle Associazioni G. Bracconi
a Rimini. Con un primo grande risultato: il consolidamento della
collaborazione tra associazioni operanti in questo ambito anche a
livello nazionale e la disponibilità dichiarata di alcuni
rappresentanti politici locali di fare rete per portare avanti le
istanze delle organizzazioni. Al tavolo di confronto oltre all’Attl,
erano presenti i rappresentanti locali di Fand (Federazione
Associazioni Nazionali Disabili che riunisce Anmic, Anmil, Ens, Uic,
Unms), I colori del mondo, Imps&E (International Movement Paralympic
Science & Education Non Profit) e l’associazione nazionale Anfsc
(Fibromialgie, Stanchezza Cronica e Mcs).

Dalle testimonianze e dai racconti emersi, il primo passo da
affrontare per un traumatizzato è il percorso di diagnosi che, per
referti sbagliati o per difficoltà di riconoscimento della patologia e
delle sue cause, può durare anni, con il rischio di perdere quei
requisiti contributivi indispensabili per ottenere la pensione
d’inabilità o l’assegno d’invalidità. La legge 222 del 1984 prevede
che nei cinque anni precedenti la domanda di pensione/assegno, il
soggetto abbia almeno 3 anni di contributi lavorativi e,
nell’esperienza dell’Attl, si sono verificati casi in cui la persona
ha smesso di lavorare in seguito a un trauma ma la malattia
invalidante è stata diagnosticata troppo tardi per poter rivendicare
questo diritto. Si tratta di una serie di problematiche che incidono
notevolmente sulla vita personale, sul temperamento emotivo e
sull’equilibrio familiare dell’individuo già profondamente scosso.

Una volta però riconosciuta l’invalidità, la complessità del percorso
non si ferma qui. Il rischio è, infatti, di restare intrappolati in un
gioco perverso delle competenze per ottenere il risarcimento del
danno. Per fare un esempio, l’identificazione della natura
professionale o meno della malattia può creare dei conflitti di
attribuzione fra enti. Spesso, infatti, si crea un’impasse tra l’Inps
(tenuta alla tutela sociale per i danni derivanti da fattori

extralavorativi) e Inail (risarcimento dei danni per infortuni o
malattie di natura lavorativa). Le cose poi si complicano quando
subentra anche la responsabilità civile che comporta nel contenzioso
un terzo soggetto, l’assicurazione privata di chi ha provocato il
danno. In sostanza, il totale del risarcimento deve essere ripartito
tra più attori creando una complessità nella definizione delle
responsabilità e un prolungamento dei tempi processuali. Una stima
ancora più difficile se si tiene conto che le tabelle utilizzate per
la valutazione e per il risarcimento da parte dell’Inail hanno indici
e valori diversi rispetto a quelle utilizzate dal tribunale in sede di
quantificazione del danno.

L’ultimo nodo problematico su cui le associazioni sono intervenute è
quello dell’informazione. Spesso, infatti, la persona si trova
spaesata, non conosce i propri diritti e, di conseguenza, non è in
grado di attivarsi per poterli rivendicare, una situazione aggravata
dall’invalidità sviluppata. Dall’altra parte gli enti non dispongono
di punti informativi preposti a fornire indicazioni precise e
dettagliate sul corretto percorso da attivare, a cui consegue ancora
una volta un prolungamento dei tempi, anche di anni, con il
conseguente rischio di non rientrare più nei tempi previsti dalla
giustizia, senza contare lo stress psicologico che la persona deve
affrontare. Ciò su cui si punta è quindi una condivisione e diffusione
delle conoscenze, nonché un costante aggiornamento di personale
preposto a questo scopo.